
DOPPIO SPECCHIO
Regia e drammaturgia di Anita Mosca

Con Anita Mosca e Isabella Lamounier
Musiche originali eseguite dal vivo Salvatore Morra
Opere pittoriche Ciro Di Matteo
Movimenti scenici Mariacira Borrelli
Graphic designer Alessia Fiorenza
Produzione 2024, Itinerarte

Sinossi
Un intreccio di linguaggi scenici, parola, movimento, segno grafico e musiche eseguite dal vivo per raccontare la fatica di farsi donna in un piccolo contesto di provincia vesuviana negli anni ‘80. Da un lato, la voce, i gesti, i silenzi, la prossemica di una madre, che perpetua i diktat di una società secolare. Dall’altro, i tentativi di ribellione, sconnessi e sgangherati, di una figlia, che insegue la propria autodeterminazione.
Un viaggio nel tempo, dalla mamma giovane alla figlia preadolescente, dalla mamma anziana alla figlia matura. In scena si materializza una sorta di specchio, nel quale la femminilità dell’una, si riflette e costruisce quella dell’altra, non senza reiterare vizi comportamentali, che prestano fianco al perdurare di questioni di genere. In questo assolo, ci si interroga sul femminino, per svelare quella maledetta ineluttabile relazione, che esiste ancora in certi contesti, tra l’essere donna e la vergogna, la femminilità e lo scandalo.


Note di regia
La messa in scena di DOPPIO SPECCHIO mi vede coinvolta come attrice, regista e drammaturga. Mi rendo conto che presentare un progetto di teatro a tutto tondo, è qualcosa di arduo e complesso, che implica sfide e criticità importanti, eppure fa parte della nostra linea di Tradizione, vicina e lontana, a cui sento, irriverentemente, di appartenere, da Scarpetta, De Filippo, Viviani, Ruccello, a Moscato, la pratica di auto-dirigersi e interpretare i propri testi, che mi risulta così naturalmente, o forse chissà, ingannevolmente, necessaria per un progetto di teatro autorale.
Ad ogni modo, ci siamo messi al lavoro per incarnare figure sghembe, frangibili, archetipiche, brandelli di umanità capaci di raccontare l’universale, partendo dal particolare, un microcosmo di provincia vesuviana, Castellammare degli anni ‘80, per testimoniare la fatica di autodeterminarsi come persona, innanzitutto, e poi come donna, in un contesto di paese, specchiandosi inevitabilmente in modelli femminili secolari.
Uno degli aspetti strutturali che contraddistingue la messa in scena di DOPPIO SPECCHIO è sicuramente l’utilizzo di una forma espressivo-linguistica specifica di un determinato territorio. Tenendo salda l’idea di voler dare voce ai sedimenti, alle scorie emotive, alle radici del mio inconscio, individuale e collettivo, residuato di una pluralità di voci, visioni, vissuti, storie, ritengo che l’unica strada praticabile sia quella non di una lingua lineare, compatta, prosaica, bensì di una lingua composta e spuria, ricreando in scena il gioco combinatorio praticato spontaneamente nel linguaggio comune, tra l’italiano e il napoletano, nella sua variante diatopica castellammarese.
La trama che ruota intorno a due donne, madre e figlia, si allarga ad un’altra figura forte ed incisiva nel testo, quella paterna, che si materializza potentemente in scena nella sua assenza. Presente nella pièce anche una bambina, Isabella Mosca Lamounier, che si aggira sul palco, talvolta come la protagonista da piccola, un’altra come una bambina – non nata, che torna nella mente della madre, che ha scelto di non farla nascere. La protagonista, difatti, pratica un aborto clandestino come atto di ribellione e di sopravvivenza ad un matrimonio infelice. Atto che la segnerà per sempre.
Doppio specchio, dunque, riferito agli archetipi Madre-Padre, al rapporto Madre-Figlia e Padre-Figlia, ma anche e soprattutto, come metafora dell’incomunicabilità e dell’indicibilità all’interno di famiglie secolari e patriarcali, dove si perpetuano tabù su temi fondamentali per la crescita, la formazione e l’evoluzione di ogni individuo, tra i quali l’affettività, la corporeità l’emotività, la sessualità, l’amore, la percezione del sé.
Un altro aspetto fondamentale della pièce è l’intreccio di diversi linguaggi scenici, suono, pittura, movimento che si intersecano alla parola, senza mai diventare didascalici.
Per questo risulta fondamentale la collaborazione del musicista, Salvatore Morra, che firma le musiche originali e le esegue dal vivo, tracciando un percorso sonoro delle emotività rappresentate, attraverso l’uso di strumenti acustici ed elettronici, quali la chitarra classica ed elettrica, ūd e tammorre. Così come si rivela preziosa in scena la collaborazione di Ciro Di Matteo, che traduce in segno grafico il doloroso percorso di ribellione della protagonista alle violenze fisiche e psicologiche subite, prima dalla famiglia di origine, e dopo dal marito. E ancora delicato ed incisivo il contributo ai movimenti scenici di Mariacira Borrelli, attraverso i quali la protagonista ritrova la sua centralità e la sua femminilità. Infine, e non per ultimo, le grafiche di Alessia Fiorenza, capaci di interpretare con le immagini l’essenza del progetto, assolvendo alla responsabilità di creare il primo contatto con il pubblico.
Doppio specchio come messinscena evocativa, allora, segnata da sospensioni con inevitabili e subitanee deviazioni tragicomiche, grottesche, cercando continuamente quella misteriosa tensione tra riso e pianto, che rimane imprescindibile ai miei occhi, per poter conservare la leggerezza e la potenza intrinseche al Teatro.
Piuma e schianto. contro.
Anita Mosca
Tournée
2024 – Sala Ichos, San Giovanni a Teduccio, Napoli
2025 – Sala Teatro, Aiello del Sabato, Avellino
2025 – Teatro Serra, Fuorigrotta, Napoli
